Ricognizione sul luogo del terremoto

Prime considerazioni.

Come spesso accade i danni prodotti negli edifici in muratura, a seguito di un terremoto, sono la concausa di più fattori; quelli più frequentemente riscontrati derivano da interventi successivi alla prima fondazione dell’edificio, e spesso risultano essere realizzati al di fuori dei regolari permessi o in contrasto con la normale attività edilizia: sopraelevazioni, rifacimenti di intere parti con tipologie strutturali diverse dalle originarie, ristrutturazioni con eliminazione di muri maestri ancorché sostituiti con architravi, sostituzione di tetti con solai inclinati e conseguente realizzazione di cordoli in calcestruzzo armato, ecc….
Altra questione che si pone riguarda edifici contigui o comunque prossimi tra loro che non subiscono gli stessi danni e reagiscono all’onda sismica in maniera totalmente differente.
La risposta va ricercata nella correlazione tra la natura dei terreni di fondazione, la tipologia strutturale e la rispondenza della costruzione alla cosidetta “regola dell’arte”.
I terremoti non si possono prevedere, questo è un dato certo, ma la vulnerabilità sismica degli edifici si.
E’ questo il tema da sviluppare.
Incominciando a studiare gli effetti che ha prodotto il terremoto dell’Abruzzo su gli edifici in muratura si ha evidenza di quelli che possiamo ipotizzare come “errori costruttivi”, commessi, anche incosapevolmente, nel tempo attraverso uno o più interventi rifacitori e/o sostitutivi, all’apparenza “risolutivi”, frutto dell’applicazione di attività edificatorie totalmente incompatibili con la tipologia muraria originaria, e alle quali oggi si deve porre riparo con la dovuta fermezza.
Da una prima analisi sul campo i maggiori danni, in alcuni edifici in muratura dell’Aquila, sono stati causati dagli irrigidimenti sommitali e verticali realizzati con travature e pilastri in cemento armato, realizzati a partire dagli anni ’50, in un’ ottica “migliorativa” ma, come abbiamo potuto constatare, sbagliata. Vedasi il caso della Fortezza Spagnola dell’Aquila, dove il crollo si è verificato proprio nella parte in cui, è stato eliminato il tetto originario in legno e sostituito con un tetto in latero cemento, apparecchiato su un cordolo in cemento armato.
Dai primi sopralluoghi tra gli edifici in muratura danneggiati si è avuta la riprova di quelle che ormai rappresentano, per gli addetti ai lavori, delle certezze, circa gli effetti negativi che il cordolo sommitale in cemento armato determina, in caso di sisma, sulle murature con un’azione di martellamento e conseguente sfaldamento delle pareti sottostanti. Conseguenza vuole che, negli edifici in muratura, i tetti in legno sono preferibili ai tetti in cemento armato e/o in latero cemento ed i cordoli sommitali in muratura armata “alla Giuffrè”, sono preferibili a quelli più rigidi in cemento armato, risultando, i primi, più efficaci e non distruttivi in fase dinamica.
Altro tema è quello degli irrigidimenti da apporre alle costruzioni in muratura sia in fase costruttiva che nelle successive di restauro o ristrutturazione.
L’apposizione dei tiranti in ferro, il cui uso ha salvato decine di facciate dal ribaltamento, come abbiamo potuto riscontrare all’Aquila, rimangono oggi gli interventi meno invasivi e più efficaci.
Questi presidi hanno buon gioco ovviamente dove questi sono stati correttamente posizionati e laddove si è in presenza di una muratura ben ammorsata e di buona qualità oltre che di idonee strutture fondali. Inoltre si è potuto notare, che nella maggior parte dei casi, i fenomeni di crollo non sono stati originati da problematiche legate a cedimenti fondali.
I tetti in legno spingenti hanno causato alcuni danni, come nel caso della scuola elementare De Amicis dove nella parte della torretta è crollato il muro sommitale a causa della spinta delle teste delle travi che lo sostenevano. (Foto)
Un primo sommario giudizio va necessariamente nella direzione di una maggiore ricerca della qualità del costruire o del ristrutturare, con l’applicazione di tecnologie e presidi, anche abbastanza semplici, quali il buon ammorsamento delle murature, l’apposizione di catene in ferro o in legno come abbiamo visto in molti edifici dell’Aquila, ma compatibili con la tipologia costruttiva del manufatto in esame dove l’ancoraggio esterno, con bolzone posto esternamente nelle teste delle travi delle capriate, costituisce una catena in legno del tutto efficace, come nel caso della sede della facoltà di Lettere.
Per gli edifici non crollati occorre dunque un programma di interventi che metta in luce le discrasie strutturali e a partire dagli edifici storici è auspicabile, che si giunga in tempi brevi, alla redazione di un piano Nazionale per la sicurezza sismica; che attraverso precise direttive legislative preveda l’obbligatorietà della valutazione del rischio sismico negli edifici in muratura; piano che ovviamente dovrà essere supportato da un’adeguata capacità di spesa per i manufatti di proprietà dello Stato, e che preveda, il cofinanziamento e/o incentivi, per i privati per esempio con l’abbattimento totale degli interessi di mutuo per i lavori di adeguamento sismico.
Tale programma di intervento andrebbe avviato a partire dalle aree a più elevato rischio sismico, per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale. Le ricadute positive sarebbero immediate sotto il profilo della prevenzione dei disastri con la conseguente limitazione di perdita di vite umane; inoltre un si fatto piano Nazionale di adeguamento o miglioramento sismico per gli edifici in muratura contribuirebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro riscontrando il consenso totale degli italiani, non avendo questa proposta refluenza negativa sotto l’aspetto ambientale.
Salvatore Tringali

 

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