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Concorso Parco Archeologico di Camarina, Ragusa

 

Progetto II° classificato per il Concorso di Progettazione definitiva riguardante:

Opere di qualificazione e valorizzazione funzionale del parco archeologico regionale di Camarina – Ragusa.

Gli interventi migliorativi proposti nel nostro progetto di valorizzazione e riqualificazione dell’area si configurano come un insieme di soluzioni volte alla conservazione dei beni archeologici e alla loro valorizzazione all’interno di un circuito culturale più ampio di fruitori, interessati sia al valore archeologico del sito che all’enorme valenza paesaggistica dell’area.

Gli interventi e le soluzioni migliorative proposte nel nostro progetto definitivo si incentrano pertanto sui seguenti temi:

a)    miglioramento dell’accessibilità, attraverso l’incremento dei livelli di comfort e di fruibilità agevole del sito archeologico, anche da parte dei portatori di handicap;

b)    incremento dell’offerta culturale e dei servizi annessi, attraverso sia il potenziamento dei servizi cosiddetti accessori, che attraverso il ricorso a sistemi e tecnologie innovative di fruizione, che utilizzano strumenti multimediali di “realtà virtuale” e di “realtà aumentata”, cosi da rendere più coinvolgente la visita;

c)    valorizzazione architettonica ed estetica del contesto archeologico ed architettonico, attraverso la realizzazione di interventi minimi che, utilizzando materiali compatibili e rispettosi del contesto ambientale in cui si inseriscono, ne riducono l’impatto e valorizzano ed esaltano le caratteristiche di ogni sito, anche attraverso il ricorso a sistemi di illuminazione scenografica;

d)    incremento dei servizi di protezione del sito e del patrimonio archeologico, attraverso il potenziamento delle dotazioni impiantistiche di sicurezza e controllo  (videosorveglianza e antintrusione) e della loro funzionalità complessiva, nonché attraverso la minimizzazione dell’impatto visivo degli stessi impianti;

e)    riduzione dei costi di gestione attraverso il contenimento dei consumi energetici, prevedendo oltre che il ricorso a fonti rinnovabili anche l’utilizzo di sistemi di gestione degli impianti tecnologici estremamente funzionali e flessibili, nonché l’utilizzo di materiali di elevata qualità e durabilità, così da ridurre nel tempo i costi di manutenzione e perseguire in tal modo un’economia energetica e gestionale complessiva.

Partendo da questi presupposti il nostro progetto migliorativo ha previsto l’adozione di accorgimenti costruttivi e l’uso di materiali innovativi ed ecocompatibili, finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale del sito.

 

Descrizione degli interventi architettonici

 

Gli interventi previsti nel nostro progetto, in conformità con le richieste della committenza e con i temi affrontati nel progetto preliminare, si configurano come un insieme organico di soluzioni progettuali che sviluppano, a livello definitivo, interventi volti a migliorare esteticamente, tecnologicamente e qualitativamente il progetto messo a gara oltre che rispondere agli obiettivi esposti in precedenza. Le tematiche affrontate riguardano i seguenti aspetti:

-       riqualificazione del percorso di visita;

-       dotazioni delle aree esterne attrezzate;

-       valorizzazione dei resti archeologici;

-       ammodernamento tecnologico dell’allestimento del Museo archeologico.

 

Riqualificazione dei percorsi di visita

 

Attualmente l’area è dotata di un percorso di visita che collega il Museo Archeologico con la zona dell’Agorà. Gli interventi migliorativi adottati sono finalizzati ad ottenere un miglioramento delle condizioni di visitabilità non solo rendendo l’area interamente accessibile ai soggetti con disabilità ma anche aumentando i livelli di sicurezza e di informazione, attraverso il ricorso  ad innovativi sistemi multimediali interattivi.

L’obiettivo che ci si è posto nella riqualificazione dei percorsi di visita è stato quello di migliorare la qualità architettonica del progetto preliminare attraverso la scelta di materiali, finiture e soluzioni tecniche, che utilizzassero un linguaggio più adatto al contesto paesaggistico ed archeologico nel quale si inseriscono.

Allo stato attuale l’area museale è collegata al percorso di visita mediante dei gradini posti in prossimità dei resti del Tempio di Athena. Particolare attenzione è stata posta al superamento di tale dislivello. Il progetto preliminare prevedeva la realizzazione di una rampa incassata, con una struttura in ferro e piano di calpestio in legno iroko, posta in aderenza al corpo di fabbrica che ospita la direzione del museo. Tale scelta presupponeva la realizzazione di uno scavo del terreno adiacente il suddetto fabbricato, con la conseguente scopertura delle fondazioni murarie dello stesso, cosa  che avrebbe potuto comportare rischi di cedimenti anche puntuali della struttura in muratura, senza dimenticare che tutto ciò avrebbe investito un’area molto delicata sotto l’aspetto archeologico, in quanto molto vicina al tempio.

La soluzione prevista dal preliminare pregiudicava inoltre la presenza di alti arbusti che attualmente costituiscono l’unica zona d’ombra dell’intero parco.

A seguito di un rilevamento puntuale e di una precisa valutazione dei luoghi, eseguita con l’apporto della consulenza archeologica, il nostro progetto prevede il superamento del dislivello con una rampa, posta oltre il rilevato esistente, in adiacenza ad esso, realizzata con la sottostante struttura in muratura di pietra dura a spacco, livellata con materiale calcareo fino e soprastante pavimentazione  in terra battuta stabilizzata.

L’illuminazione verrà integrata all’interno dei parapetti in muratura a secco con luci ad incasso a led, mimetizzati nella muratura in modo da non risultare impattanti.

E’ prevista, altresì, la sostituzione della scala esistente, composta da mattoni di tufo rivestiti da un tavolato ligneo che versa in stato di degrado.

La nuova scala sorgerà in aderenza alla rampa inclinata e sarà realizzata in muratura, rivestita con pietra dura a spacco. Tale scelta consentirà alla stessa di integrarsi meglio con il contesto circostante ed inoltre la sostituzione del legno con la pietra ne garantirà una maggiore durabilità ed una eliminazione dei costi di manutenzione.

Particolare attenzione è stata posta al problema, non affrontato dal progetto preliminare, del superamento delle differenze di quote presenti tra il museo, l’area soprastante il Tempio di Athena e la rampa inclinata che da accesso al percorso che conduce all’Agorà, in modo da favorire l’accessibilità anche ai soggetti con disabilità.

Il camminamento, per il primo tratto posto marginalmente all’area della traccia del tempio, prevede il posizionamento di una struttura in acciaio zincato e verniciato effetto corten con una pavimentazione sovrastante in coccio pesto, poggiata su basette regolabili, in modo da non interferire fisicamente sulla traccia del tempio sottostante. Il secondo tratto prevede, previa demolizione della banchina in calcestruzzo esistente in adiacenza al corpo direzionale del museo, la realizzazione di un nuovo marciapiede in muratura con soprastante  pavimentazione in cocciopesto orlata in pietra, cosi da risultare meno impattante e più rispettosa del contesto  storico ed archeologico.

Un’altra problematica, non affrontata nel preliminare, evidenziata in sede di sopralluogo, è la presenza di un camminamento nell’area esterna al museo che permette ai visitatori diversamente abili di raggiungere i servizi igienici. Tale camminamento ha un impatto non indifferente; non solo perché interseca tagliando in due l’impronta del Tempio di Athena, ma anche perché versa in uno stato di degrado a causa della povertà dei materiali con cui è realizzato (struttura in legno e pavimentazione soprastante in gomma antiscivolo).

Il nostro progetto prevede un miglioramento sia estetico che funzionale attraverso la realizzazione di un nuovo camminamento, posto al di fuori della traccia del Tempio in modo tale da non interferire con esso, realizzato con una struttura in acciaio zincato verniciato effetto corten, e soprastante pavimentazione in cocciopesto, poggiante su basette regolabili. L’utilizzo di questi  materiali assicurerà una maggiore durabilità nel tempo ed una conseguente riduzione dei costi di manutenzione.

Per la cattiva conservazione e il degrado in cui versano saranno altresì sostituite le due rampe esistenti, costituite da una struttura in legno e pavimentazione in gomma antiscivolo, posizionate una all’ingresso del museo e l’altra all’uscita della sala espositiva n°1, che consentono ai portatori di handicap di accedere al Museo. Anche queste rampe saranno realizzate con una pavimentazione in cocciopesto e la sottostruttura poggiante su basette regolabili in acciaio zincato verniciato corten.

In virtù degli interventi sopra descritti, tutta l’area esterna al Museo fino al raggiungimento del percorso che conduce  all’Agorà, subirà un importante intervento migliorativo che garantirà l’accessibilità piena ai soggetti portatori di handicap, nel rispetto degli standard qualitativi, funzionali e di sicurezza.

Il lungo percorso che collega l’area museale all’Agorà verrà realizzato in terra battuta compattata e stabilizzata, come previsto dal preliminare, offrendo questa soluzione una buona garanzia in termini di durabilità ed una totale integrazione materica con il contesto ambientale nel quale si inserisce.

Una nuova staccionata in legno di castagno delimiterà il percorso, consentendo, attraverso l’inserimento di elementi guida in legno posti nella parte inferiore della stessa, ai visitatori ipovedenti di percorrere in completa autonomia il lungo percorso verso l’Agorà.

Al fine di agevolare l’accessibilità, è stata prevista inoltre la realizzazione a rilievo di una  porzione laterale della pavimentazione, ottenuta mediante l’inserimento di listelli di pietra calcarea dura, con l’obiettivo di segnalare alle persone ipovedenti la presenza dell’area di sosta attrezzata.

Tale area distinta dal percorso da una  pavimentazione in basolato di pietra calcarea, sarà provvista di una palina informativa, una mappa tattile, un cestino porta rifiuti e sedute in muratura del tipo a secco che garantiranno la sosta dei visitatori durante la percorrenza del lungo cammino verso l’Agorà, aumentando in tal modo il livello di comfort.

In prossimità dell’Agorà, il progetto posto a base di gara prevedeva che il percorso andasse a interferire con parte dei resti archeologici esistenti a ridosso della Stoà nord.

Con l’apporto della consulenza archeologica, si è ritenuto opportuno modificare tale percorso, in  quanto l’andamento proposto dal preliminare non aveva alcun riferimento storico-archeologico, salvaguardando in tal modo i resti archeologici  presenti e, allo stesso tempo,  rendendoli interamente visibili dal percorso di visita.

L’illuminazione dei percorsi esterni avverrà con corpi illuminanti a led, con fascio luminoso unidirezionale a 180°, installati a filo pavimento, idonei a garantire un’illuminazione radente senza provocare fastidiosi abbagliamenti e senza creare interferenze alla vista dell’ambiente circostante. Sui corpi illuminanti sarà realizzata l’incisione del marchio personalizzato del sito archeologico.

 

Dotazioni ed attrezzature su aree esterne

 

Le migliorie introdotte nella progettazione degli arredi esterni riguardano la sostituzione delle panche monolitiche in pietra calcarea, previste dal progetto preliminare, che risultano di difficile reperimento per il grande impatto che comporta l’estrazione di blocchi di pietra di grandi dimensioni, con la realizzazione di sedute in muratura del tipo a secco e soprastante copertina in pietra, le quali per materiale e tecnica di realizzazione, meglio si integrano con il paesaggio circostante richiamandone gli elementi caratteristici della tradizione, quali i muretti in pietra montati a secco.

Ulteriore miglioria apportata è l’inserimento di alette di irrigidimento metalliche nei vari supporti informativi in corten per garantire l’aumento di stabilità e resistenza agli urti.

Con l’obiettivo di confinare e proteggere l’area ed evitare l’ingresso di animali, è prevista la sostituzione del sistema attuale di recinzione del parco. Verranno altresì  realizzati nuovi cancelli in acciaio con struttura scatolare metallica e rete plastificata in sostituzione di quelli esistenti che versano in un avanzato stato di degrado.

Verrà inoltre effettuata la revisione dell’impianto antintrusione compresa la sostituzione dei componenti danneggiati o obsoleti quali batterie, sensori e sirene atti ad elevare e migliorare gli standard di sicurezza.

 

Valorizzazione dei resti archeologici

 

L’area archeologica dell’Agorà si estende su una superficie di 20.000 metri quadrati: lo spazio è  esposto a sud vicino all’area dove sorgeva l’approdo e il porto della città antica e occupa quasi interamente l’angolo sud-ovest del promontorio che si affaccia sull’ampia baia sottostante. Quest’area si prestava alla monumentalizzazione ed era ben visibile anche da lontano da chi arrivava dal mare.

L’agorà era chiusa a nord da una Stoà ad una sola navata, lunga poco più di 80 m e larga 10,50 m. L’edificio potrebbe risalire alla seconda metà del V secolo a.C., anche se la fase architettonica che conosciamo è di età timoteana.

Un secondo edificio a pianta rettangolare molto allungata è stato scoperto nell’area ovest dell’Agorà. Questo edificio denominato Stoà Ovest è orientato secondo gli schemi dell’impianto urbano: cioè dall’estremità ovest della Stoà Nord in direzione sud. La Stoà Ovest si presenta come un rettangolo stretto circa 6,50 m e lungo ben 66,50 m.

Lo stato di conservazione dei resti portati alla luce non consente di precisare se vi fosse il colonnato frontale sul lato est: alcuni blocchi potrebbero costituire le basi di pilastri posti a circa 3,80 m l’uno dall’altro, ma si potrebbe anche ipotizzare un edificio a pareti chiuse, una sorta di lunga aula, una vera e propria galleria con botteghe e magazzini.

Nella parete sud della Stoà Ovest è stato scoperto un imponente deposito di anfore, circa 800, di tipo greco-italico, attualmente esposte nella sala n°2 del Museo.

Le operazioni di restauro previste sui resti archeologici, da eseguire con il supporto della consulenza archeologica, riguardano, innanzitutto, la bonifica e il diserbo chimico ad ampio spettro d’azione.  A seguire, saranno previste le operazioni di disinfestazione da colonie di microrganismi autotrofi ed eterotrofi mediante applicazione di biocida,  la rimozione meccanica di stuccature eseguite durante precedenti interventi che risultano non più funzionali e il ristabilimento della coesione della malta. Le superfici degradate saranno poi trattate con prodotti consolidanti che ne rallentino il deterioramento. L’intervento verrà completato con la protezione delle murature con idoneo prodotto idrorepellente, trasparente, traspirante e con caratteristiche di reversibilità.

I resti murari saranno messi in risalto con la tecnica della marcatura “lining-out”, tale procedura consiste in allineamenti di pietra che vengono realizzati sul terreno, al di sopra delle strutture archeologiche portate alla luce o di cui si suppone, con buona approssimazione, la giacitura, riproducendo l’andamento delle strutture murarie e rendendo quindi visibile la giacitura originaria degli edifici. La muratura sovrastante i resti sarà realizzata utilizzando le pietre rinvenute nelle zone limitrofe e/o altro materiale equivalente, fino all’altezza massima di 40 cm, comprensiva della muratura  preesistente, configurandosi in questi casi come una muratura cosiddetta di ”sacrificio” a protezione diretta degli strati archeologici inferiori. La scelta di operare il lining-out è funzionale ad un ampliamento della fruizione e della comprensione tipologica degli ambienti archeologici.

A protezione dei resti archeologici saranno installate strutture di protezione che avranno, al tempo stesso, un significato evocativo e formale. Tali strutture verranno poste con lo scopo di individuare con chiarezza le aree di sedime delle stoai, attraverso la loro ricomposizione volumetrica.

Attualmente i resti archeologici nell’area dell’Agorà sono protetti da strutture precarie realizzate in ferro, a tubi e giunti, sono caratterizzate da un avanzato stato di degrado, tant’è che, in alcuni punti, la struttura metallica risulta addirittura polverizzata per effetto dell’azione corrosiva dell’ossidazione, accelerata dal vento e dalla salsedine. Lo stato attuale è, ovviamente, conseguenza della prolungata assenza di necessari interventi di manutenzione e, soprattutto, dell’inevitabile aggressione prodotta degli agenti atmosferici, data l’estrema vicinanza al mare.

Il progetto preliminare propone la sostituzione della struttura di protezione esistente con un sistema di restituzione volumetrica delle Stoai realizzato con elementi in acciaio con finitura ferro-micacea.

Effettuate le necessarie verifiche si ritiene, però, che la scelta di un materiale strutturale quale il ferro o l’acciaio sia inappropriata perché, pur considerando l’adozione di tutte le dovute protezioni, in un contesto talmente esposto agli agenti atmosferici quale quello marino, non sarà mai possibile impedire l’insorgere di fenomeni corrosivi e, quindi, la necessità di effettuare manutenzioni costose e continue, senza pensare, ovviamente, all’uso di un materiale poco compatibile con le necessità di salvaguardia dell’ambiente.

Pertanto la nostra principale preoccupazione è stata quella di trovare un materiale strutturale capace di attenuare, o addirittura eliminare, l’incidenza dei fenomeni degenerativi prodotti dagli agenti atmosferici, incidendo sostanzialmente sui futuri costi di manutenzione.

Il materiale da noi scelto, per la realizzazione delle strutture di protezione dei resti archeologici, capace di soddisfare i requisiti sopra individuati è il pultruso, un materiale fibrocomposito  rinforzato, abbastanza innovativo all’interno delle possibilità offerte dal mercato ed è frutto, in tal senso, di una  ricerca tecnologica avanzata degli ultimi decenni. Il fondamentale punto di forza del materiale fibrocomposito rinforzato sta nella sua resistenza alla corrosione, tale caratteristica conferisce alla struttura di protezione dei resti archeologici una durata nel tempo indeterminata, con una ridottissima manutenzione. La composizione chimica del pultruso lo rende infatti completamente immune all’aggressione degli agenti atmosferici.

La struttura di protezione, che intenderà ricomporre, per astrazione, l’antica volumetria di un tempo, innalzerà la propria impronta nella prima porzione ad est della Stoà Nord e nella prima porzione a sud della Stoà Ovest. A chiudere idealmente le due lunghissime fabbriche antiche, due richiami volumetrici astratti costituiranno un confronto dimensionale nel luogo dell’antica Agorà.

La scelta di non completare per intero la restituzione delle due fabbriche antiche deriva dall’intento di andare ad incidere il meno possibile sul contesto paesaggistico, intaccando solo in minima parte  il suolo.

Le apparecchiature allestitive prevedono elementi in elevazione composti da una struttura in maglia “a faccia vista”, formata da barre cilindriche in pultruso con passo pari a circa 20 cm , rendendo cosi l’intera struttura estremamente permeabile alla vista.

Le porzioni protette dalle nuove coperture si limiteranno alle estremità est della Stoà Nord e all’estremità Sud della Stoà Ovest, in corrispondenza del luogo di rinvenimento delle anfore.

Capriate a doppia falda formate da tralicci composti da profili in pultruso, costituiranno l’orditura principale di protezione, che sarà completata con lastre di vetro opaco. Queste ultime saranno montate come grandi tegole e, grazie ai dispositivi di fissaggio, permetteranno la costante fuoriuscita di aria calda. Inoltre al fine di ridurre la radiazione solare diretta sarà disposto un tessuto metallico, in modo da formare uno schermo frangiluce in corrispondenza del piano orizzontale all’intradosso della capriata.

Lo stesso tessuto metallico verrà posizionato anche in corrispondenza delle pareti originariamente chiuse oltre che  come richiamo formale alla trabeazione; in quest’ultimo corso esso consentirà di mascherare i cablaggi elettrici ed il sistema di gronda previsto con delle discese puntuali mediante buttafuori, riproponendo anche in questo caso l’antico sistema.

 Nelle aree coperte, la suggestione dell’antica spazialità interna sarà completata dall’istallazione di tessuti metallici, appesi alle capriate e fissati inferiormente, a ricreare la volumetria degli ambienti interni, mantenendone però la trasparenza.

Il percorso museale prevede la realizzazione di una passerella interna alla Stoà Nord il cui sviluppo individua l’ingombro dell’area originariamente porticata della Stoà e quello delle prime due stanze verso est. Il progetto preliminare prevedeva tale passerella realizzata con una struttura in ferro e piano di calpestio in legno iroko.

Il nostro intervento migliorativo propone invece una struttura soprelevata in acciaio zincato, verniciato corten, poggiata su basette regolabili, con soprastante pavimentazione in cocciopesto gettato in opera. La scelta del cocciopesto conferirà alla passerella maggiore resistenza nel tempo, rispetto al legno previsto a base di gara, oltre che migliorarne la valenza estetica grazie all’uso di un materiale storico, contestualizzato nell’ambiente, e garantirà altresì una sensibile riduzione dei costi di manutenzione.

La passerella sarà inoltre dotata di un’apposita guida a pavimento per le persone ipovedenti, ottenuta a stampo in alto rilievo, cosa che favorirà una migliore accessibilità ai portatori di handicap.

Tutte le operazioni descritte nell’area dell’Agorà e della Stoai saranno eseguite con la continua assistenza archeologica, e con una puntuale attività di documentazione.

Un adeguato sistema di illuminazione scenografica completerà l’intervento sull’Agorà con l’installazione di proiettori LED tipo Spot, posti in cima alle colonne delle Stoai, e strip LED collocati in apposite velette predisposte sulla struttura superiore della trabeazione. Un particolare e suggestivo effetto di luci e ombre ricreeranno, in condizioni notturne, una spettacolare ricomposizione volumetrica delle due fabbriche antiche.

 

  

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